Ma anche la politica della mano tesa ha un punto debole: occorre che la controparte l’accetti davvero, che esistano tra i contraenti traguardi condivisi e flessibilità sul modo di raggiungerli.
La cupa dittatura di Pyongyang ha allora bussato alla porta della Casa Bianca con il lancio di un nuovo missile, e, visto il modesto esito dell’impresa, ieri ha sollecitato l’attenzione del Presidente Usa riaprendo il contenzioso nucleare e dando un calcio al tavolo dei negoziati.
Il rafforzamento dello strumento militare, nella strategia di Obama, è funzionale alla distruzione di Al Qaeda e in contemporanea alla individuazione di una pragmatica exit strategy.
Accenti di disponibilità, coinvolgimenti diplomatici, segnali non troppo invadenti in vista delle elezioni di giugno (con la speranza non dichiarata che Ahmadinejad le perda), e infine una proposta negoziale in bella forma.
Fonte:
http://www.corriere.it/editoriali/09_aprile_15/venturini_194fe2e8-297c-11de-8317-00144f02aabc.shtml


