‘L’uomo che ama’ di Maria Sole TognazziAutarchia e risparmi: apre il terzo Festival internazionale del film di Roma, nuova dicitura della creatura di Bettini e Veltroni, passata sotto le forche caudine del sindaco Gianni Alemanno e del neopresidente Gian Luigi Rondi con taglio del budget (da 17 a 15 milioni) e gattopardesca italianizzazione dei titoli delle sezioni. L’ottuagenario critico del Tempo, uno degli eterni del nostro cinema come in politica l’amico Andreotti, confessa di non avere colpe se all’Auditorium dal 22 al 31 ottobre non vedremo né W di Oliver Stone, ritratto sfavorevole del presidente Bush né un doc sulla giornalista Anna Politoskaia, assassinata perché parlava troppo nella Russia della dittatura dolce di Putin. A pensare male… Primo nome che si gioca la manifestazione Al Pacino, che incontra il pubblico alle 20 di mercoledì e riceve il Marc’Aurelio d’oro alla carriera, anche in veste di presidente dell’Actors Studio. Segue Chinese Coffee, un film che l’attore ha diretto e interpretato nel 2000 ma che non accettò mai di mandare in sala perchè mancava di adeguata distribuzione. Giovedì si parte con la selezione. 21 i film italiani che attraversano le sezioni: apre L’uomo che ama di Maria Sole Tognazzi con Monica Bellucci e Pierfrancesco Favino. Si parlerà di lotta alla povertà con Huit/ Eight, gli otto passi da fare secondo l’Onu in un film collettivo di altrettanti registi: Jane Campion, l’attore Gael García Bernal, Jan Kounen, Mira Nair, Gaspar Noé, Abderrahmane Sissako, Gus Van Sant e Wim Wenders.
Fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=80148

